Call for papers: Convegno “Gli oggetti della poesia”

SEMPER (Seminario Permanente di Poesia)

Gli oggetti della poesia: Convegno internazionale. Dipartimento di Lettere e Filosofia, Trento, 11-12 novembre 2021

La poesia ha sempre accolto realtà umane e naturali, e si è sempre rivolta a spazi reali o immaginari abitati, tra le altre cose, da oggetti pertinenti alla sfera individuale o collettiva. Il soggetto lirico si muove in uno spazio che condensa diversi tempi, privati o pubblici, i quali appaiono spesso sotto forma di altro: altri soggetti, ma anche altri oggetti, che entrano in un dialogo silenzioso con l’io.

All’interno di ciascun testo gli oggetti, le cose reali svolgono funzioni di varia natura nelle relazioni tra il mondo e l’io lirico e nella varietà di percezioni e di rappresentazioni che il soggetto poetante fa dell’esistente.

L’oggetto poetico può essere veicolo della memoria, elemento di evocazione elegiaca o slancio utopico, strumento iconico che conduce a verità nascoste o indicibili, da raggiungere magari tramite lo strumento dell’analogia, come in tanto Valéry. Si pensi a uno dei testi fondanti del romanticismo, l’Ode a un’urna greca, e al ruolo simbolico di quell’oggetto, condensazione dell’intero ragionamento poetico. La tradizione italiana, da Pascoli a Montale, ha ampliato enormemente la sfera del “poetabile” inserendo oggetti spesso umili, quotidiani, che si caricano di valore evocativo: le campane di Pascoli, tese tra la concretezza onomatopeica e l’emblema; o i limoni e tutti gli altri “correlativi oggettivi” montaliani.

Una linea che arriva fino alle «rovine» eliotiane, tracce di una civiltà e di un mondo ormai consunto. Oggetti come elementi propri dell’umano, in una crasi solo apparentemente insolita, che sta alla base, tra gli altri, degli Strumenti umani sereniani. Sereni aveva tradotto René Char, poeta nel quale si fonde l’attenzione all’oggetto con uno stile aforistico, due elementi che si sostengono a vicenda, aprendosi alla dimensione del canto. Altrimenti è proprio la natura materiale dell’oggetto a scatenare l’occasione poetica: come scrive Yves Bonnefoy, un poeta molto interessato al regno dell’inanimato, la poesia è come un frutto che «nel suo istante d’estasi si stacca | dal ramo, dalla materia, puro sapore». 

Altre volte l’oggetto è assunto nel suo valore residuale, di rovina, come accade agli oggetti inutili o desueti che Francesco Orlando ha magistralmente studiato nella tradizione romanzesca occidentale. Uno degli esempi più enigmatici e densi di significato è quello strano essere che è l’Odradek di Kafka, mezzo oggetto e mezzo uomo, del tutto inutile ma forse destinato a una indefinita sopravvivenza. Oggetti di questo tipo si ritrovano in molte liriche moderne: dalle épaves di Baudelaire al «ciarpame | reietto» su cui indugia Gozzano nella Signorina Felicita. Se per Baudelaire, come ha mostrato Benjamin, la dimensione oggettuale certifica la natura di un poeta ormai privato dell’aura – una linea ripresa e portata all’estremo nell’esperienza neoavanguardistica – in Gozzano l’insistere martellante e ironico, anche tramite le strategie elencatorie, sull’aspetto materiale della vita borghese lascia filtrare la quotidianità e la «prosasticità» (Blasucci) dell’esistenza. Qui la lirica si apre al racconto. Da Walt Withman a Robert Frost, a Lowell, fino ad Ashbery, la lirica americana ha spesso camminato sul confine tra queste due forme, così come hanno fatto autori di altre tradizioni, per esempio in Spagna Juan Ramón Jiménez aprendo una linea tutt’ora vivace che arriva fino a José Manuel Caballero Bonald.

Infine, in una prospettiva metapoetica non infrequente nella modernità, non è raro che il testo poetico aspiri ad essere, esso stesso oggetto, opera interamente e immediatamente visibile, svincolata dalla mediazione strumentale della parola, collocandosi al centro di un’interrogazione ontologica della poesia stessa: qui il confine su cui ci si muove è quello tra poesia e arti visive, tanto spesso attraversato dalle avanguardie storiche, ma anche quello tra poesia e puro suono, comune negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento; una linea, questa, che procede fino alle ultime prove di un poeta come José Ángel Valente. La componente materiale del testo come irredimibile concretezza dell’atto poetico, insomma.

Visti nella loro debolezza e labilità, nella loro presenza o nella loro assenza, nella loro evidenza iconica o nella loro indeterminatezza, gli oggetti e le cose che popolano la poesia moderna, siano essi testimoni confidenti o indifferenti, hanno la capacità di scandire tempi e realizzare mappe della percezione, della conoscenza, di essere proiezione o icona dell’inconscio. In ogni caso, e qualunque sia la direzione intrapresa da ciascuna poetica, l’oggetto appare come catalizzatore semantico. 

Per questo SEMPER – Seminario permanente di poesia, diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon, vuole dedicare agli oggetti della poesia il convegno biennale che si terrà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento nei giorni 11 e 12 novembre. 

Chi fosse interessato a proporre una comunicazione di 20 minuti è pregato di inviare un abstract di massimo 1000 caratteri e una nota bio-bibliografica di massimo 300 caratteri, in formato PDF, all’indirizzo semper@unitn.it entro e non oltre il 17 settembre. Chi volesse informazioni a riguardo è pregato di contattare il comitato organizzativo al medesimo indirizzo di posta elettronica.

Poesia e Abendland – Massimo Cacciari in dialogo con Francesco Zambon

Giovedì 24 giugno SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà Massimo Cacciari che dialogherà con Francesco Zambon.

L’intervento – dal titolo Poesia e Abendland – si terrà presso il dipartimento di Lettere e Filosofia alle ore 15:00 ed è aperto al pubblico, limitatamente al personale dell’Università di Trento (studenti, docenti, dottorandi, PTA e alumni). Per partecipare è necessario registrarsi entro mercoledì 23 giugno alle ore 12:00 compilando il modulo online a questo indirizzo: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/PoesiaEAbendland

L’incontro potrà comunque essere seguito su zoom al link youtu.be/cNqirOyckiQ

Vi aspettiamo numerosi!

Armenia: una patria poetica

Martedì 8 giugno alle ore 17:00 si terrà l’incontro con  Antonia Arslan, Paola Mildonian e Linda Mavian, poetesse armene. Introduce e modera Francesco Zambon.

Siamo molto contenti di questo incontro: non solo per la qualità delle relatrici, che affronteranno una tradizione poetica spesso poco nota presso il pubblico italiano, ma anche perché per la prima volta dall’inizio della pandemia, per studenti, dottorandi, docenti UniTN l’incontro si terrà anche in presenza, presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia in aula 003.

Chi volesse assistere di persona è pregato di compilare il form online a questo indirizzo entro lunedì 7 giugno: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/LArmeniaNellaPoesiaENellaLetteratura

Per seguirci da casa, invece, è disponibile come sempre il link al canale YouTube: https://youtu.be/CJ72V6h_U4g

Vi aspettiamo numerosi!

Antonio Prete al SEMPER

Eccezionalmente di giovedì 20 maggio SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà un intervento di Antonio Prete dal titolo Lingue della poesia e figure della temporalità.

L’intervento inizierà alle ore 17:00 e potrà essere seguito in diretta su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=DuIarU40ET0

Chi volesse partecipare nella sala zoom in modo da poter intervenire, deve registrarsi compilando il modulo che si trova a questo indirizzo: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/LingueDellaPoesiaEFigureDellaTemporalita

Vi aspettiamo numerosi!

Michel Collot al SEMPER

Martedì 11 maggio alle ore 17:00 SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà Michel Collot con un intervento intitolato Le parti pris des lieux dans la poésie.

L’incontro sarà visibile attraverso YouTube a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=cPB0AjWQong

Vi aspettiamo numerosi!!!

Joan Anim-Add: Metaphors of strength in women’s poetry of the Americas: (re)presenting the Caribbean mother – living without a fatherland

Ritornano gli appuntamenti del SEMPER! Martedì 9 marzo alle ore 17 in diretta streaming:

https://youtu.be/IpqxS-s-IlM

Qualora se ne fosse interessati, è possibile l’accesso alla stanza ZOOM stanza ZOOM previa registrazione (entro le 12 di lunedì 8 marzo):

https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/MetaphorsStrengthWomensPoetryAmericas

A inaugurare la serie di incontri del secondo semestre interverrà la Prof.ssa Emerita Joan Anim-Addo, introdotta dalla Prof.ssa Giovanna Covi, con la lezione dal titolo Metaphors of strength in women’s poetry of the Americas: (re)presenting the Caribbean mother – living without a fatherland, in cuila poeta e studiosa inglese orginaria di Grenada affronterà il tema della patria dal punto di vista di chi vive senza una patria.
Partendo dalla constatazione che la figura della madre caraibica è per lo più assente nelle antologie di poesia, incluse quelle di poesia caraibica, Joan Anim-Addo storicizza la persistente assenza di questa figura ritornando sulla sua scrittura del libretto d’opera la cui protagonista Imoinda, raffigurante la madre schiava, nonostante tutto sceglie la vita e la prospettiva di prendersene cura. Nel corso della lezione si sofferma su testi di altre poete della regione caraibica per esaminare come tale assenza venga da queste contestualizzata e ri-rappresentata. Centrale nella sua analisi è Lorna Goodison, con il componimento ‘For my mother may I inherit half her strength’ nella raccolta del 1986 I Am Becoming My Mother, insieme a Grace Nichols, Nancy Morejón e Jayne Cortez. Anim-Addo ritorna poi alla sua poesia, “Grenada Beat Trinidad” raccolta in Janie Cricketing Lady, per esplorare i significati chiave della trasmissione della forza materna sperimentata come rinvigorente e resa visibile nella scrittura delle nuove generazioni.
Joan Anim-Addo, professoressa emerita e direttrice del Centre of Caribbean Studies, University of London-Goldsmiths, ha rivolto il suo pensiero critico alla poesia, la storiografia, il teatro, la museografia, oltre alla critica letteraria. È autrice del libretto d’opera Imoinda: Or She Who Will Lose Her Name – A Play for Twelve Voices in Three Acts (2003; 2008), una rappresentazione che dal 1996 al 2015 è avvenuta sia a Londra (The Oval House Theatre e Covent Garden) che negli Usa (Tulane e Geneseo, New York). Fra le altre sue opere letterarie preme citare Janie, Janie: Cricketing Lady (2007), Voice, Memory, Ashes (1999), Another Doorway: Visible Inside the Museum (1998), Haunted by History (1998). I suoi studi Sugar, Spices and Human Cargo: An Early Black History of Greenwich (1996) e Longest Journey: A History of Black Lewisham (1995) hanno messo in luce la presenza africana a South East London. La sua attività di studiosa è evidenziata dal ruolo di fondatrice nel 1996 e direttrice del Center of Caribbean Studies presso Goldsmiths-University of London, un imprescindibile punto di riferimento internazionale per questo ambito di ricerca. Fra le sue numerose pubblicazioni accademiche Framing The Word: Gender & Genre in Caribbean Women’s Writing (1996), seguito da Centre of Remembrance: Memory and Caribbean Women’s Literature (2002), I am Black, White, Yellow: An Introduction to the Black Body in Europe (2007), Touching The Body: History, Language and African-Caribbean Women’s Writing e i due numeri speciali di Feminist Review: Black British Feminisms nel 2014 e Affects and Creolisation nel 2013. Ha inoltre collaborato a Caribbean-Scottish Relations: Colonial and Contemporary Inscriptions in History, Language and Literature (2007), Interculturality and Gender (2009), Resisters in Conversation: Representation, Responsibility, Complexity, Pedagogy (2006) e al numero speciale di Synthesis: Perspectives from the Radical Other (2015).

Tra patria e dispatrio: la poesia ospitale

Martedì 15 dicembre alle ore 17 avremo il piacere di ospitare il Dott. Carlo Tirinanzi de Medici che, accompagnato dal Prof. Antonio Prete, terrà un intervento dal titolo “Tra patria e dispatrio: la poesia ospitale”, chiudendo così il ciclo di incontri previsto per il I semestre.

Il patto lirico, come è stato definito l’insieme di regole di lettura che è alla base della poesia lirica, è un patto di autenticità: l’io poetico si rivela al lettore, baudelairianamente si mette a nudo, il linguaggio diventa la matrice e la fonte di questa autenticità. La lingua poetica moderna garantisce il destinatario attraverso i tic, gli usi idiosincratici, la presenza di una soggettività, di un legame con l’io emittente. Di norma il poeta si esprime nella sua madrelingua, il che rafforza il senso di autenticità del testo, se è vero – come suggeriva lo Zeno di Italo Svevo – che esprimendosi in una lingua altra si mente sempre. D’altra parte la pratica traduttiva mette costantemente in discussione questa idea, dato che l’atto traduttivo implica una riconfigurazione del testo. Ancora, in Italia, l’oscillazione tra italiano e dialetto genera un sistema graduato tra le due forme, le due “patrie”, per così dire, linguistiche del poeta — e si pensi al caso di Ungaretti, a suo agio nella composizione poetica tanto in italiano quanto in francese. Non è un caso se molti poeti (Pasolini e Zanzotto, tra gli altri) parlano di un bilinguismo intrinseco del poeta. L’intervento esplorerà una serie di casi di “dispatrio” poetico – quello del traduttore, quello del poeta bilingue – per mostrare ciò che Antonio Prete ha chiamato «l’ospitalità della lingua» e infine, riprendendo gli studi recenti di Jonathan Culler, cercherà di collegare l’autenticità lirica non all’io, ma alla voce del poeta.

L’evento sarà trasmesso in diretta YouTube al seguente indirizzo:

“Mi sono sentito togliere la terra da sotto i piedi”. L’esperienza del paesaggio-idioma nel “Filò” di Andrea Zanzotto.

I Proff. Pietro Taravacci e Francesco Zambon dialogheranno sulla poesia di Andrea Zanzotto nel prossimo incontro del SEMPER.

Vi invitiamo a seguire la diretta streaming, che si terrà il giorno 1 dicembre alle ore 17 al seguente indirizzo: https://youtu.be/Ku5s8ZNejyU

Tutta la poesia di Andrea Zanzotto è strettamente legata al rapporto con la sua Heimat, il suo luogo natale, quella Pieve di Soligo che anche in virtù del ruolo emblematico che egli le ha fatto svolgere nella poesia contemporanea (ormai a livello mondiale) è tra le candidate a diventare capitale culturale d’Italia nel 2021. Questo ruolo si intreccia con quello della lingua poetica stessa, che in Zanzotto oscilla sempre problematicamente fra il polo sorgivo del dialetto e quello istituzionale della tradizione letteraria, con continui sbandamenti nel prelinguistico e nell’afasia. In questo seminario si cercherà di illustrare questa problematica commentando uno dei suoi capolavori, il poemetto in solighese Filò.

“El único silencio” de José Manuel Lucía Megías: 25 años de poesía al desnudo

Nell’incontro che si terrà il 3 novembre alle ore 17, il poeta spagnolo José Manuel Lucía Megías presenta la raccolta delle sue poesie composte tra il 1998 e il 2017 e dedicate al silenzio personale e al silenzio pubblico, quello di una società che tollera crimini davanti ai quali non si dovrebbe tacere. Presenta l’incontro Pietro Taravacci ed interviene Claudia Demattè, nella veste di traduttrice della raccolta Trento o el triunfo de la espera (2007) e di altri versi dell’autore.

Potete trovare la sinossi del libro (accompagnata da alcune recensioni) al seguente link:

https://www.ucm.es/jmluciamegias/el-unico-silencio-poesia-reunida

Vi ricordiamo che l’evento verrà trasmesso in streaming ad accesso libero su YouTube al seguente indirizzo:

Lessico e nuvole. Traduzione di poesia latinoamericana, da César Vallejo a Raúl Zurita

Il giorno 30 ottobre alle ore 17, il dott. Lorenzo Mari, introdotto dal dott. Valerio Nardoni, terrà il secondo intervento del SEMPER 2020/2021.

L’intervento partirà da due esperienze di contatto con la poesia latinoamericana del XX e XXI secolo – la curatela di ZURITA. Quattro poemi (Valigie Rosse, 2019) del poeta cileno Raúl Zurita e la traduzione, in fieri, di Trilce (1922) del poeta peruviano César Vallejo – per analizzarne le implicazioni linguistiche, traduttive, poetiche e ideologiche, all’interno di un approccio autoriale e al tempo stesso “dilettantistico”. L’obiettivo è di tracciare un percorso che vada dalle avanguardie storiche fino alla contemporaneità poetica ispanoamericana, colta nel suo farsi e, nell’atto traduttivo, nel suo sdoppiarsi.

L’evento verrà trasmesso liberamente in streaming accedendo al seguente indirizzo: https://youtu.be/K-6WoTOtmXw