Joan Anim-Add: Metaphors of strength in women’s poetry of the Americas: (re)presenting the Caribbean mother – living without a fatherland

Ritornano gli appuntamenti del SEMPER! Martedì 9 marzo alle ore 17 in diretta streaming:

https://youtu.be/IpqxS-s-IlM

Qualora se ne fosse interessati, è possibile l’accesso alla stanza ZOOM stanza ZOOM previa registrazione (entro le 12 di lunedì 8 marzo):

https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/MetaphorsStrengthWomensPoetryAmericas

A inaugurare la serie di incontri del secondo semestre interverrà la Prof.ssa Emerita Joan Anim-Addo, introdotta dalla Prof.ssa Giovanna Covi, con la lezione dal titolo Metaphors of strength in women’s poetry of the Americas: (re)presenting the Caribbean mother – living without a fatherland, in cuila poeta e studiosa inglese orginaria di Grenada affronterà il tema della patria dal punto di vista di chi vive senza una patria.
Partendo dalla constatazione che la figura della madre caraibica è per lo più assente nelle antologie di poesia, incluse quelle di poesia caraibica, Joan Anim-Addo storicizza la persistente assenza di questa figura ritornando sulla sua scrittura del libretto d’opera la cui protagonista Imoinda, raffigurante la madre schiava, nonostante tutto sceglie la vita e la prospettiva di prendersene cura. Nel corso della lezione si sofferma su testi di altre poete della regione caraibica per esaminare come tale assenza venga da queste contestualizzata e ri-rappresentata. Centrale nella sua analisi è Lorna Goodison, con il componimento ‘For my mother may I inherit half her strength’ nella raccolta del 1986 I Am Becoming My Mother, insieme a Grace Nichols, Nancy Morejón e Jayne Cortez. Anim-Addo ritorna poi alla sua poesia, “Grenada Beat Trinidad” raccolta in Janie Cricketing Lady, per esplorare i significati chiave della trasmissione della forza materna sperimentata come rinvigorente e resa visibile nella scrittura delle nuove generazioni.
Joan Anim-Addo, professoressa emerita e direttrice del Centre of Caribbean Studies, University of London-Goldsmiths, ha rivolto il suo pensiero critico alla poesia, la storiografia, il teatro, la museografia, oltre alla critica letteraria. È autrice del libretto d’opera Imoinda: Or She Who Will Lose Her Name – A Play for Twelve Voices in Three Acts (2003; 2008), una rappresentazione che dal 1996 al 2015 è avvenuta sia a Londra (The Oval House Theatre e Covent Garden) che negli Usa (Tulane e Geneseo, New York). Fra le altre sue opere letterarie preme citare Janie, Janie: Cricketing Lady (2007), Voice, Memory, Ashes (1999), Another Doorway: Visible Inside the Museum (1998), Haunted by History (1998). I suoi studi Sugar, Spices and Human Cargo: An Early Black History of Greenwich (1996) e Longest Journey: A History of Black Lewisham (1995) hanno messo in luce la presenza africana a South East London. La sua attività di studiosa è evidenziata dal ruolo di fondatrice nel 1996 e direttrice del Center of Caribbean Studies presso Goldsmiths-University of London, un imprescindibile punto di riferimento internazionale per questo ambito di ricerca. Fra le sue numerose pubblicazioni accademiche Framing The Word: Gender & Genre in Caribbean Women’s Writing (1996), seguito da Centre of Remembrance: Memory and Caribbean Women’s Literature (2002), I am Black, White, Yellow: An Introduction to the Black Body in Europe (2007), Touching The Body: History, Language and African-Caribbean Women’s Writing e i due numeri speciali di Feminist Review: Black British Feminisms nel 2014 e Affects and Creolisation nel 2013. Ha inoltre collaborato a Caribbean-Scottish Relations: Colonial and Contemporary Inscriptions in History, Language and Literature (2007), Interculturality and Gender (2009), Resisters in Conversation: Representation, Responsibility, Complexity, Pedagogy (2006) e al numero speciale di Synthesis: Perspectives from the Radical Other (2015).

Tra patria e dispatrio: la poesia ospitale

Martedì 15 dicembre alle ore 17 avremo il piacere di ospitare il Dott. Carlo Tirinanzi de Medici che, accompagnato dal Prof. Antonio Prete, terrà un intervento dal titolo “Tra patria e dispatrio: la poesia ospitale”, chiudendo così il ciclo di incontri previsto per il I semestre.

Il patto lirico, come è stato definito l’insieme di regole di lettura che è alla base della poesia lirica, è un patto di autenticità: l’io poetico si rivela al lettore, baudelairianamente si mette a nudo, il linguaggio diventa la matrice e la fonte di questa autenticità. La lingua poetica moderna garantisce il destinatario attraverso i tic, gli usi idiosincratici, la presenza di una soggettività, di un legame con l’io emittente. Di norma il poeta si esprime nella sua madrelingua, il che rafforza il senso di autenticità del testo, se è vero – come suggeriva lo Zeno di Italo Svevo – che esprimendosi in una lingua altra si mente sempre. D’altra parte la pratica traduttiva mette costantemente in discussione questa idea, dato che l’atto traduttivo implica una riconfigurazione del testo. Ancora, in Italia, l’oscillazione tra italiano e dialetto genera un sistema graduato tra le due forme, le due “patrie”, per così dire, linguistiche del poeta — e si pensi al caso di Ungaretti, a suo agio nella composizione poetica tanto in italiano quanto in francese. Non è un caso se molti poeti (Pasolini e Zanzotto, tra gli altri) parlano di un bilinguismo intrinseco del poeta. L’intervento esplorerà una serie di casi di “dispatrio” poetico – quello del traduttore, quello del poeta bilingue – per mostrare ciò che Antonio Prete ha chiamato «l’ospitalità della lingua» e infine, riprendendo gli studi recenti di Jonathan Culler, cercherà di collegare l’autenticità lirica non all’io, ma alla voce del poeta.

L’evento sarà trasmesso in diretta YouTube al seguente indirizzo:

“Mi sono sentito togliere la terra da sotto i piedi”. L’esperienza del paesaggio-idioma nel “Filò” di Andrea Zanzotto.

I Proff. Pietro Taravacci e Francesco Zambon dialogheranno sulla poesia di Andrea Zanzotto nel prossimo incontro del SEMPER.

Vi invitiamo a seguire la diretta streaming, che si terrà il giorno 1 dicembre alle ore 17 al seguente indirizzo: https://youtu.be/Ku5s8ZNejyU

Tutta la poesia di Andrea Zanzotto è strettamente legata al rapporto con la sua Heimat, il suo luogo natale, quella Pieve di Soligo che anche in virtù del ruolo emblematico che egli le ha fatto svolgere nella poesia contemporanea (ormai a livello mondiale) è tra le candidate a diventare capitale culturale d’Italia nel 2021. Questo ruolo si intreccia con quello della lingua poetica stessa, che in Zanzotto oscilla sempre problematicamente fra il polo sorgivo del dialetto e quello istituzionale della tradizione letteraria, con continui sbandamenti nel prelinguistico e nell’afasia. In questo seminario si cercherà di illustrare questa problematica commentando uno dei suoi capolavori, il poemetto in solighese Filò.

“El único silencio” de José Manuel Lucía Megías: 25 años de poesía al desnudo

Nell’incontro che si terrà il 3 novembre alle ore 17, il poeta spagnolo José Manuel Lucía Megías presenta la raccolta delle sue poesie composte tra il 1998 e il 2017 e dedicate al silenzio personale e al silenzio pubblico, quello di una società che tollera crimini davanti ai quali non si dovrebbe tacere. Presenta l’incontro Pietro Taravacci ed interviene Claudia Demattè, nella veste di traduttrice della raccolta Trento o el triunfo de la espera (2007) e di altri versi dell’autore.

Potete trovare la sinossi del libro (accompagnata da alcune recensioni) al seguente link:

https://www.ucm.es/jmluciamegias/el-unico-silencio-poesia-reunida

Vi ricordiamo che l’evento verrà trasmesso in streaming ad accesso libero su YouTube al seguente indirizzo:

Lessico e nuvole. Traduzione di poesia latinoamericana, da César Vallejo a Raúl Zurita

Il giorno 30 ottobre alle ore 17, il dott. Lorenzo Mari, introdotto dal dott. Valerio Nardoni, terrà il secondo intervento del SEMPER 2020/2021.

L’intervento partirà da due esperienze di contatto con la poesia latinoamericana del XX e XXI secolo – la curatela di ZURITA. Quattro poemi (Valigie Rosse, 2019) del poeta cileno Raúl Zurita e la traduzione, in fieri, di Trilce (1922) del poeta peruviano César Vallejo – per analizzarne le implicazioni linguistiche, traduttive, poetiche e ideologiche, all’interno di un approccio autoriale e al tempo stesso “dilettantistico”. L’obiettivo è di tracciare un percorso che vada dalle avanguardie storiche fino alla contemporaneità poetica ispanoamericana, colta nel suo farsi e, nell’atto traduttivo, nel suo sdoppiarsi.

L’evento verrà trasmesso liberamente in streaming accedendo al seguente indirizzo: https://youtu.be/K-6WoTOtmXw

SEMPER 2020: programma e incontri

Ciclo di seminari sul tema: Poesia, patria, mondo

Nella poesia moderna il tema della patria ha fondamentali implicazioni non soltanto di natura estetica ma anche politica, metafisica e in definitiva religiosa. Non si tratta naturalmente soltanto della poesia che si può definire “patriottica”, che ha pur dato frutti significativi in Italia (da Leopardi a Manzoni o Pascoli) e in altri paesi, ma anche e piuttosto, di una questione che riguarda l’essenza stessa del discorso poetico, la sua fondazione. Un punto di partenza problematico può essere la concezione, sviluppata da Heidegger a partire da Hölderlin e da Rilke, del linguaggio come “casa dell’essere” e della poesia, del “canto” come espressione suprema del dire e perciò dell’essere: “L’essere, in quanto è se stesso, misura la propria regione che è ritagliata (temnein, tempus) mediante il suo attuarsi nella parola.

Il linguaggio è il recinto (templum), cioè la casa dell’essere. L’essenza del linguaggio non si esaurisce nel significare, né è qualcosa di connesso esclusivamente a segni e cifre. Essendo il linguaggio la casa dell’essere, possiamo accedere all’ente solo passando costantemente per questa casa” (Perché i poeti?).

Questa “casa”, questa “patria” è però percepita nella modernità come qualcosa di perduto da sempre e che deve essere ricercato e ritrovato, in un perpetuo “andare” che è costitutivo del destino umano. Ecco allora che il tema estetico-metafisico della patria si interseca con quelli, altrettanto presenti nella poesia a partire dal romanticismo, dell’esilio, dello straniero, del viandante e della Wanderung. È la tematica che si dispiega nelle evocazioni della Heimat o della Vaterland in Hölderlin, nella concezione della terra “che consente l’abitare” come Abendland in Trakl (pure ampiamente commentato da Heidegger) fino alla impressionante definizione della poesia in Celan, sulla scia di Rilke e di Heidegger, come il più vasto degli imperi «al di là / della zona delle genti mute, in te / bilancia del linguaggio, bilancia della parola, / bilancia della patria, esilio»: Sprachwaage, Wortwaage, Heimat- / waage Exil. Una definizione che indica forse l’estrema possibilità della poesia dopo Auschwitz.

Una analoga centralità del concetto di patria – in stretta connessione, occorre sottolinearlo, con posizioni politiche – è presente nel grande mito del Quinto Impero sviluppato nel poema Mensagem e in molti altri scritti da Fernando Pessoa: sublimazione della patria portoghese in impero della poesia e della letteratura («la mia patria è la lingua portoghese», come egli ha affermato). Un concetto che si articola e si analizza nella riflessione teorica e nella produzione metapoetica di autori del Novecento spagnolo, da Antonio Machado a José Ángel Valente, e in particolare nel Juan Ramón Jiménez di Espacio, ma, in definitiva, in molta della migliore poesia europea del Novecento.

Anche nell’ambito della poesia “patriottica” italiana sono chiaramente leggibili implicazioni teoretiche che vanno al di là dei puri e semplici motivi politici o civili: per esempio nella contrapposizione formulata da Leopardi nella canzone All’Italia (e sotto certi aspetti vicina alla visione hölderliniana) delle «venturose e care e benedette» età antiche, in cui «a morte / per la patria correan le genti a squadre», alla miseria e alla decadenza dell’età presente.

Questa profonda e drammatica riflessione sulla patria, che attraversa la poesia moderna e contemporanea, nasce evidentemente dalla crisi sempre più radicale della società e del mondo teocentrico, sotto tutti i suoi aspetti, e dalla crescente consapevolezza – per citare ancora Trakl – che «è l’anima straniera sulla terra». Ai nostri giorni, nel pieno di un processo di mondializzazione o globalizzazione che sta diffondendo un senso di smarrimento ideologico finora impensabile, lo studio e la meditazione di questa riflessione sulla patria in quella che può essere definita a giusto titolo una denkende Dichtung appaiono quanto mai attuali e urgenti.

Coscienza e natura: Anne Brontë e Louise Glück

Il primo incontro del SEMPER per la stagione 2020/2021, in collaborazione con il CeASUm (Centro di Alti Studi Umanistici), vedrà ospite il Prof. Massimo Bacigalupo, accompagnato dalla Prof.ssa Giovanna Covi, che parlerà di due autrici fra le più significative del primo Ottocento e del secondo Novecento, una britannica l’altra statunitense, che si confrontano con la complessità dell’esperienza umana, la coscienza con il suo retroterra conflittuale che si rispecchia nel mondo naturale alla ricerca di risposte e conforto. Al di là dell’estrema diversità del trattamento, i temi e l’intensità dello sguardo accomunano le due scrittrici. L’intervento riguarderà opere recentemente presentate per la prima volta in Italia, Averno di Glück e una biografia e scelta di testi di Anne Brontë.

L’incontro verrà trasmesso in diretta streaming il giorno 13 ottobre 2020 a partire dalle ore 17 collegandosi al seguente indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=Nq_Koiq_6WU

Lirismo, liricità e traduzione

Ultimo incontro del 2019 di SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon. Martedì 3 dicembre Matteo Lefèvre terrà una conferenza dal titolo Lirismo, liricità e traduzione.

Lefevre 2019.jpg

L’incontro si terrà alle 17:00 in aula 001 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia – Palazzo Paolo Prodi in via Tommaso Gar 14. Vi aspettiamo numerosi!

Lo spazio lirico contemporaneo – Tavola rotonda

Come sta cambiando la poesia? Quali caratteristiche ha la lirica contemporanea, in che modo le voci dei nuovi poeti sono diverse da quelle del passato? Le nuove forme di poesia che spopolano sui social network, come l’instapoetry, e quelle che prendono vita in luoghi di aggregazione giovanili, come il poetry slam, stanno cambiando il volto di ciò che consideriamo poesia lirica? Di questo e altro si parlerà a Trento nella tavola rotonda cui parteciperanno Maria Borio, Massimo Natale e Carlo Tirinanzi de Medici.

 

Vi aspettiamo alle 17:00 in aula 001 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Incontro su Hölderlin e Celan

Lunedì 25 novembre nuovo incontro di SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon. Avremo ospite Massimiliano De Villa che terrà una conferenza intitolata Argumentum e silentio: l’armonia dell’aspro in Hölderlin e Celan. Introdurrà l’incontro Luca Crescenzi.De Villa 2019.jpg

 

Come al solito, l’incontro si terrà in sala musica presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia in via Tommaso Gar 14 alle ore 17:00. Vi aspettiamo numerosi!