Creación y traducción de poesía: una experiencia de hospitalidad verbal recíproca

Il nuovo incontro del SEMPER prevede la partecipazione della poetessa Aurora Luque introdotta dalla Prof.ssa Marina Bianchi dell’Università di Bergamo, accompagnata dal Prof. Pietro Taravacci che proporrà alcune traduzioni in italiano dei testi di Luque.

Aurora Luque (Almería, 1962) è una delle voci più convincenti e autorevoli dell’attuale panorama poetico spagnolo, ma anche docente di letteratura greca, saggista e traduttrice. Tra le sue numerose raccolte poetiche ricordiamo Hiperiónida (Granada, 1982) che testimonia una precocissima vocazione poetica, così come una decisa inclinazione a misurarsi con il mondo classico, e con l’intera tradizione lirica occidentale, che l’autrice conferma in altre opere, quali Carpe noctem (Madrid, 1994), Camaradas de Ícaro (Madrid, 2003) e La siesta de Epicuro (Madrid, 2008), Gavieras (Madrid 2020) tra molte altre. Occorre ricordare che con l’ultimo libro, Un número finito de veranos, (anch’esso profondamente legato al mondo classico) Aurora Luque ha vinto il prestigiosissimo Premio Nacional de Poesía. La classicità e il mito, sempre presenti nella lirica dell’autrice andalusa, tuttavia, non rispondono mai a una semplice scelta estetica o a una pura semantica culturalista, ma alla necessità di interrogare con ostinata lucidità le aporie del presente mediante il mito e la parola. 

L’incontro si inserisce nel ciclo di seminari del SEMPER 2022 dedicato alla figura del poeta-critico e, virando nel campo della traduzione, vuole esplorare le possibilità della traduzione come forma di avvicinamento al testo altrui e di incontro con le istanze creative proprie del poeta-traduttore.

Il seminario avrà luogo giovedì 13 ottobre a partire dalle ore 17 presso l’aula 006 del Dipartimento di Lettere e Filosofia di Trento e verrà trasmesso in diretta Zoom.

Ricordiamo che la prenotazione è obbligatoria (sia in presenza che online). Si invita a vistare la pagina dedicata all’evento:

https://webmagazine.unitn.it/evento/lettere/109577/creaci-n-y-traducci-n-de-poes-a-una-experiencia-de-hospitalidad-verbal-rec

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Lo stile di Zanzotto critico

Cari amici e care amiche del SEMPER, un nuovo incontro del SEMPER a stretto giro, questa volta dedicato alla figura di Zanzotto come critico. A parlarcene, introdotta da Francesco Zambon, sarà Matilde Manara del College de France presso l’aula 001 di Palazzo Prodi martedì 27 settembre alle ore 17.


Ricordiamo che la partecipazione richiede la prenotazione!

Presenza: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/stilepres

Remoto (Zoom): https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/stilezoom

Vi aspettiamo numerosi/e!

https://webmagazine.unitn.it/evento/lettere/109569/lo-stile-di-zanzotto-critico

Incontro con Guido Mazzoni

Martedì 20 settembre ricominciano gli incontri di SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon. La rentrée offrirà un incontro con Guido Mazzoni, critico, teorico della letteratura e poeta: chi meglio di lui potrebbe parlarci del tema del ciclo di incontri di quest’anno, cioè il poeta-critico?

L’incontro si svolgerà alle ore 17:00 in aula 001 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia in via Tommaso Gar 14.

Per partecipare è necessaria l’iscrizione: sia per partecipare in presenza (a questo link) sia per partecipare a distanza via Zoom (a questo link)

Guido Mazzoni insegna Teoria della letteratura presso l’Università di Siena. Ha pubblicato numerosi saggi sulla lirica (Forma e solitudine, 2002, Sulla poesia moderna, 2004), il romanzo (Teoria del romanzo, 2011) e la società contemporanea (I destini generali, 2015). Ha pubblicato inoltre due libri di poesia, I mondi (2010) e La pura superficie (2017, premio Pagliarani 2018 e premio Napoli 2018).

Francesco Rossi a SEMPER

Sognate le vacanze? Il caldo vi opprime? Una ventata di Romanticismo tedesco rinfrescherà i vostri animi!

Martedì 21 giugno alle ore 17:00 in aula 109 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia si terrà l’ultimo incontro prima della pausa estiva del Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon. Il prof. Francesco Rossi dell’Università di Pisa terrà una conferenza dal titolo La critica come “madre della poetica” nel Primo Romanticismo tedesco.

Nell’epoca primo-romantica, in Germania, il circolo di Jena (tra i nomi principali, i fratelli August Wilhelm e Friedrich Schlegel, Novalis, Ludwig Tieck, Friedrich Schleiermacher) traccia, in frammenti e saggi pubblicati soprattutto sulla rivista «Athenäum» dal 1798 al 1800, le linee di un’estetica che supera i confini tra i generi, la cui universalità rimane irraggiungibile e può essere compresa solo nel processo autoriflessivo della poesia. Proprio in questo senso va inteso il concetto di “poesia trascendentale” (Transzendentalpoesie), un’espressione coniata da Friedrich Schlegel sulla scia della filosofia trascendentale dell’Idealismo. Si tratta di una poesia che è, insieme, poesia e “poesia della poesia”, presentando una combinazione tra composizione artistica e riflessione critica, tra prassi letteraria e teoria.

Francesco Rossi è professore di Letteratura tedesca presso l’Università di Pisa. La sua produzione riguarda il Settecento tedesco, il periodo-classico romantico, il Decadentismo e la Moderne, gli studi di traduzione descrittivi, la teoria e la storia dei generi letterari e saggistici. Fra le sue pubblicazioni: Gesamterkennen zur Wissenschaftskritik und Gestalttheorie im George-Kreis (2011), Thomas Mann e le arti. Nuove prospettive della ricerca (curato con R. Mehring, 2014), l’introduzione alla più recente ristampa mondadoriana del Felix Krull (2019). In pubblicazione per Carocci, L’età romantica. Letteratura tedesca tra rivoluzione e restaurazione.

Per seguire la conferenza in presenza, prenotarsi entro le 12:00 di martedì 21 giugno a: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/criticapres

Per seguire la diretta Zoom, registrarsi entro le 12:00 di martedì 21 giugno a: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/criticaonline

Vi attendiamo numerosi!

Convegno internazionale “Gli oggetti della poesia” – locandina e programma

Venti relatori si confronteranno giovedì 11 e venerdì 12 novembre sul tema del convegno biennale di SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon: il ruolo degli oggetti nella lirica.

Sarà possibile partecipare in presenza il convegno si terrà in aula 001 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia in via Tommaso Gar 14 – oppure via zoom previa registrazione tramite il modulo che si può trovare a questo indirizzo.

Potete trovare il programma completo a questo link.

Per scaricare il pieghevole cliccare qu

Perché gli oggetti della poesia?

La poesia ha sempre accolto realtà umane e naturali, e si è sempre rivolta a spazi reali o immaginari abitati, tra le altre cose, da oggetti pertinenti alla sfera individuale o collettiva. Il soggetto lirico si muove in uno spazio che condensa diversi tempi, privati o pubblici, i quali appaiono spesso sotto forma di altro: altri soggetti, ma anche altri oggetti, che entrano in un dialogo silenzioso con l’io.

All’interno di ciascun testo gli oggetti, le cose reali svolgono funzioni di varia natura nelle relazioni tra il mondo e l’io lirico e nella varietà di percezioni e di rappresentazioni che il soggetto poetante fa dell’esistente.

L’oggetto poetico può essere veicolo della memoria, elemento di evocazione elegiaca o slancio utopico, strumento iconico che conduce a verità nascoste o indicibili, da raggiungere magari tramite lo strumento dell’analogia, come in tanto Valéry. Si pensi a uno dei testi fondanti del romanticismo, l’Ode a un’urna greca, e al ruolo simbolico di quell’oggetto, condensazione dell’intero ragionamento poetico. La tradizione italiana, da Pascoli a Montale, ha ampliato enormemente la sfera del “poetabile” inserendo oggetti spesso umili, quotidiani, che si caricano di valore evocativo: le campane di Pascoli, tese tra la concretezza onomatopeica e l’emblema; o i limoni e tutti gli altri “correlativi oggettivi” montaliani.

Una linea che arriva fino alle «rovine» eliotiane, tracce di una civiltà e di un mondo ormai consunto. Oggetti come elementi propri dell’umano, in una crasi solo apparentemente insolita, che sta alla base, tra gli altri, degli Strumenti umani sereniani. Sereni aveva tradotto René Char, poeta nel quale si fonde l’attenzione all’oggetto con uno stile aforistico, due elementi che si sostengono a vicenda, aprendosi alla dimensione del canto. Altrimenti è proprio la natura materiale dell’oggetto a scatenare l’occasione poetica: come scrive Yves Bonnefoy, un poeta molto interessato al regno dell’inanimato, la poesia è come un frutto che «nel suo istante d’estasi si stacca | dal ramo, dalla materia, puro sapore». 

Altre volte l’oggetto è assunto nel suo valore residuale, di rovina, come accade agli oggetti inutili o desueti che Francesco Orlando ha magistralmente studiato nella tradizione romanzesca occidentale. Uno degli esempi più enigmatici e densi di significato è quello strano essere che è l’Odradek di Kafka, mezzo oggetto e mezzo uomo, del tutto inutile ma forse destinato a una indefinita sopravvivenza. Oggetti di questo tipo si ritrovano in molte liriche moderne: dalle épaves di Baudelaire al «ciarpame | reietto» su cui indugia Gozzano nella Signorina Felicita. Se per Baudelaire, come ha mostrato Benjamin, la dimensione oggettuale certifica la natura di un poeta ormai privato dell’aura – una linea ripresa e portata all’estremo nell’esperienza neoavanguardistica – in Gozzano l’insistere martellante e ironico, anche tramite le strategie elencatorie, sull’aspetto materiale della vita borghese lascia filtrare la quotidianità e la «prosasticità» (Blasucci) dell’esistenza. Qui la lirica si apre al racconto. Da Walt Withman a Robert Frost, a Lowell, fino ad Ashbery, la lirica americana ha spesso camminato sul confine tra queste due forme, così come hanno fatto autori di altre tradizioni, per esempio in Spagna Juan Ramón Jiménez aprendo una linea tutt’ora vivace che arriva fino a José Manuel Caballero Bonald.

Infine, in una prospettiva metapoetica non infrequente nella modernità, non è raro che il testo poetico aspiri ad essere, esso stesso oggetto, opera interamente e immediatamente visibile, svincolata dalla mediazione strumentale della parola, collocandosi al centro di un’interrogazione ontologica della poesia stessa: qui il confine su cui ci si muove è quello tra poesia e arti visive, tanto spesso attraversato dalle avanguardie storiche, ma anche quello tra poesia e puro suono, comune negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento; una linea, questa, che procede fino alle ultime prove di un poeta come José Ángel Valente. La componente materiale del testo come irredimibile concretezza dell’atto poetico, insomma.

Visti nella loro debolezza e labilità, nella loro presenza o nella loro assenza, nella loro evidenza iconica o nella loro indeterminatezza, gli oggetti e le cose che popolano la poesia moderna, siano essi testimoni confidenti o indifferenti, hanno la capacità di scandire tempi e realizzare mappe della percezione, della conoscenza, di essere proiezione o icona dell’inconscio. In ogni caso, e qualunque sia la direzione intrapresa da ciascuna poetica, l’oggetto appare come catalizzatore semantico. 

Per questi motivi SEMPER – Seminario permanente di poesia, diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon, ha dedicato agli oggetti della poesia il convegno biennale che si terrà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento nei giorni 11 e 12 novembre. Vi aspettiamo numerosi!

Call for papers: Convegno “Gli oggetti della poesia”

SEMPER (Seminario Permanente di Poesia)

Gli oggetti della poesia: Convegno internazionale. Dipartimento di Lettere e Filosofia, Trento, 11-12 novembre 2021

La poesia ha sempre accolto realtà umane e naturali, e si è sempre rivolta a spazi reali o immaginari abitati, tra le altre cose, da oggetti pertinenti alla sfera individuale o collettiva. Il soggetto lirico si muove in uno spazio che condensa diversi tempi, privati o pubblici, i quali appaiono spesso sotto forma di altro: altri soggetti, ma anche altri oggetti, che entrano in un dialogo silenzioso con l’io.

All’interno di ciascun testo gli oggetti, le cose reali svolgono funzioni di varia natura nelle relazioni tra il mondo e l’io lirico e nella varietà di percezioni e di rappresentazioni che il soggetto poetante fa dell’esistente.

L’oggetto poetico può essere veicolo della memoria, elemento di evocazione elegiaca o slancio utopico, strumento iconico che conduce a verità nascoste o indicibili, da raggiungere magari tramite lo strumento dell’analogia, come in tanto Valéry. Si pensi a uno dei testi fondanti del romanticismo, l’Ode a un’urna greca, e al ruolo simbolico di quell’oggetto, condensazione dell’intero ragionamento poetico. La tradizione italiana, da Pascoli a Montale, ha ampliato enormemente la sfera del “poetabile” inserendo oggetti spesso umili, quotidiani, che si caricano di valore evocativo: le campane di Pascoli, tese tra la concretezza onomatopeica e l’emblema; o i limoni e tutti gli altri “correlativi oggettivi” montaliani.

Una linea che arriva fino alle «rovine» eliotiane, tracce di una civiltà e di un mondo ormai consunto. Oggetti come elementi propri dell’umano, in una crasi solo apparentemente insolita, che sta alla base, tra gli altri, degli Strumenti umani sereniani. Sereni aveva tradotto René Char, poeta nel quale si fonde l’attenzione all’oggetto con uno stile aforistico, due elementi che si sostengono a vicenda, aprendosi alla dimensione del canto. Altrimenti è proprio la natura materiale dell’oggetto a scatenare l’occasione poetica: come scrive Yves Bonnefoy, un poeta molto interessato al regno dell’inanimato, la poesia è come un frutto che «nel suo istante d’estasi si stacca | dal ramo, dalla materia, puro sapore». 

Altre volte l’oggetto è assunto nel suo valore residuale, di rovina, come accade agli oggetti inutili o desueti che Francesco Orlando ha magistralmente studiato nella tradizione romanzesca occidentale. Uno degli esempi più enigmatici e densi di significato è quello strano essere che è l’Odradek di Kafka, mezzo oggetto e mezzo uomo, del tutto inutile ma forse destinato a una indefinita sopravvivenza. Oggetti di questo tipo si ritrovano in molte liriche moderne: dalle épaves di Baudelaire al «ciarpame | reietto» su cui indugia Gozzano nella Signorina Felicita. Se per Baudelaire, come ha mostrato Benjamin, la dimensione oggettuale certifica la natura di un poeta ormai privato dell’aura – una linea ripresa e portata all’estremo nell’esperienza neoavanguardistica – in Gozzano l’insistere martellante e ironico, anche tramite le strategie elencatorie, sull’aspetto materiale della vita borghese lascia filtrare la quotidianità e la «prosasticità» (Blasucci) dell’esistenza. Qui la lirica si apre al racconto. Da Walt Withman a Robert Frost, a Lowell, fino ad Ashbery, la lirica americana ha spesso camminato sul confine tra queste due forme, così come hanno fatto autori di altre tradizioni, per esempio in Spagna Juan Ramón Jiménez aprendo una linea tutt’ora vivace che arriva fino a José Manuel Caballero Bonald.

Infine, in una prospettiva metapoetica non infrequente nella modernità, non è raro che il testo poetico aspiri ad essere, esso stesso oggetto, opera interamente e immediatamente visibile, svincolata dalla mediazione strumentale della parola, collocandosi al centro di un’interrogazione ontologica della poesia stessa: qui il confine su cui ci si muove è quello tra poesia e arti visive, tanto spesso attraversato dalle avanguardie storiche, ma anche quello tra poesia e puro suono, comune negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento; una linea, questa, che procede fino alle ultime prove di un poeta come José Ángel Valente. La componente materiale del testo come irredimibile concretezza dell’atto poetico, insomma.

Visti nella loro debolezza e labilità, nella loro presenza o nella loro assenza, nella loro evidenza iconica o nella loro indeterminatezza, gli oggetti e le cose che popolano la poesia moderna, siano essi testimoni confidenti o indifferenti, hanno la capacità di scandire tempi e realizzare mappe della percezione, della conoscenza, di essere proiezione o icona dell’inconscio. In ogni caso, e qualunque sia la direzione intrapresa da ciascuna poetica, l’oggetto appare come catalizzatore semantico. 

Per questo SEMPER – Seminario permanente di poesia, diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon, vuole dedicare agli oggetti della poesia il convegno biennale che si terrà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento nei giorni 11 e 12 novembre. 

Chi fosse interessato a proporre una comunicazione di 20 minuti è pregato di inviare un abstract di massimo 1000 caratteri e una nota bio-bibliografica di massimo 300 caratteri, in formato PDF, all’indirizzo semper@unitn.it entro e non oltre il 17 settembre. Chi volesse informazioni a riguardo è pregato di contattare il comitato organizzativo al medesimo indirizzo di posta elettronica.

Poesia e Abendland – Massimo Cacciari in dialogo con Francesco Zambon

Giovedì 24 giugno SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà Massimo Cacciari che dialogherà con Francesco Zambon.

L’intervento – dal titolo Poesia e Abendland – si terrà presso il dipartimento di Lettere e Filosofia alle ore 15:00 ed è aperto al pubblico, limitatamente al personale dell’Università di Trento (studenti, docenti, dottorandi, PTA e alumni). Per partecipare è necessario registrarsi entro mercoledì 23 giugno alle ore 12:00 compilando il modulo online a questo indirizzo: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/PoesiaEAbendland

L’incontro potrà comunque essere seguito su zoom al link youtu.be/cNqirOyckiQ

Vi aspettiamo numerosi!

Armenia: una patria poetica

Martedì 8 giugno alle ore 17:00 si terrà l’incontro con  Antonia Arslan, Paola Mildonian e Linda Mavian, poetesse armene. Introduce e modera Francesco Zambon.

Siamo molto contenti di questo incontro: non solo per la qualità delle relatrici, che affronteranno una tradizione poetica spesso poco nota presso il pubblico italiano, ma anche perché per la prima volta dall’inizio della pandemia, per studenti, dottorandi, docenti UniTN l’incontro si terrà anche in presenza, presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia in aula 003.

Chi volesse assistere di persona è pregato di compilare il form online a questo indirizzo entro lunedì 7 giugno: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/LArmeniaNellaPoesiaENellaLetteratura

Per seguirci da casa, invece, è disponibile come sempre il link al canale YouTube: https://youtu.be/CJ72V6h_U4g

Vi aspettiamo numerosi!

Antonio Prete al SEMPER

Eccezionalmente di giovedì 20 maggio SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà un intervento di Antonio Prete dal titolo Lingue della poesia e figure della temporalità.

L’intervento inizierà alle ore 17:00 e potrà essere seguito in diretta su YouTube all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=DuIarU40ET0

Chi volesse partecipare nella sala zoom in modo da poter intervenire, deve registrarsi compilando il modulo che si trova a questo indirizzo: https://webapps.unitn.it/form/it/Web/Application/convegni/LingueDellaPoesiaEFigureDellaTemporalita

Vi aspettiamo numerosi!

Michel Collot al SEMPER

Martedì 11 maggio alle ore 17:00 SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon ospiterà Michel Collot con un intervento intitolato Le parti pris des lieux dans la poésie.

L’incontro sarà visibile attraverso YouTube a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=cPB0AjWQong

Vi aspettiamo numerosi!!!