Pietro Taravacci interpreta Claudio Rodríguez

Siamo lieti di comunicare il prossimo appuntamento, dedicato alla poesia di Claudio Rodríguez analizzata attraverso la lettura critica e la traduzione di Pietro Taravacci, ideatore di SEMPER e professore dell’Università degli Studi di Trento.

Vi aspettiamo mercoledì 4 giugno 2014 alle ore 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, via Tommaso Gar, 14, Trento (Aula 001).

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Senza dubbio Claudio Rodríguez (Zamora 1934 – Madrid 1999) è uno dei più grandi poeti spagnoli della seconda metà del Novecento. Le storie letterarie lo ascrivono alla Generación del 50, uno straordinario gruppo di poeti per lo più legati, in superficie, da una stessa necessità di reagire ai limiti culturali determinati dalla dittatura franchista, e, più sostanzialmente, da una profonda ansia di conoscenza e di verità ultima attraverso l’esperienza poetica.

Il nostro Seminario Permanente di Poesia, in questo primo scorcio di attività del 2014 ha già ospitato due riflessioni critiche su altrettanti poeti di quella “generazione”: José Manuel Caballero Bonald (di cui María José Flores ha esaminato la più recente opera, Entreguerras) e José Ángel Valente, già noto ai lettori trentini di poesia spagnola (di cui Eva Valcárcel ha messo in rilievo le riflessioni e le strategie compositive di una poesia che, appunto, è concepita come conoscenza e rivelazione, puntando a una serrata analisi della parola poetica).

L’incontro di SEMPER del 4 giugno intende completare il breve ciclo dedicato a poeti che per un verso condividono concezioni poetiche ed esperienze estetiche e letterarie affini, ma per l’altro segnano il panorama della poesia spagnola contemporanea con la loro voce unica e il loro personale, e ogni volta peculiarissimo, itinerario poetico.

La nostra indagine partirà proprio dalla verifica di una originalità assoluta che gli stessi amici e i contemporanei di Rodríguez riconoscono alla sua poesia, a partire dal suo precocissimo e già straordinariamente maturo esordio, Don de la ebriedad (Dono dell’ebbrezza) pubblicato nel 1953, quando l’autore aveva soli 19 anni. Una peculiarità che è la cifra sostanziale della grandezza del poeta castigliano, ma soprattutto sua chiave di lettura e di rappresentazione del mondo.

L’esperienza interpretativa che il seminario propone vuole ripercorrere il sorprendente e coerente itinerario creativo di Claudio Rodríguez, dalle prime testimonianze di un’estasi illuminativa e insieme accecante di fronte alla totalità della natura, fino a Casi una leyenda (Quasi una leggenda) del 1991, dove il soggetto lirico svolge una profonda riflessione sulla morte e insieme sul destino ultimo, rigenerativo, della poesia, confermando, alla fine di una lunga macerazione spirituale, la sua prima vocazione vitale e “celebrativa”.

Il seminario propone dunque una lettura critica di alcune delle poesie più significative tratte dalle cinque raccolte del poeta spagnolo, rilevandone le peculiarità stilistiche e compositive, le qualità timbriche e ritmiche, dalla prospettiva delle traduzioni italiane appositamente realizzate. Questa modalità di lettura, sebbene comporti anche l’immediato risultato di avvicinare i testi a un pubblico con limitate competenze di lingua spagnola, aspira soprattutto, e più sostanzialmente, a entrare nel laboratorio del poeta mediante il laboratorio del traduttore, in una prospettiva che vede (per dirla con un amico e frequentatore di SEMPER, quale è José María Micó) «la traduzione come suprema filologia».

Pietro Taravacci

Opere poetiche di Claudio Rodríguez

 Don de la ebriedad, Madrid, Adonáis, 1953

Conjuros, Torrelavega, Ed. Cantalpiedra, 1958

Alianza y condena, Madrid, Revista de Occidente, 1965

El vuelo de la celebración, Madrid, Visor, 1976

Desde mis poemas, Madrid, Cátedra, 1983

Casi una leyenda, Barcelona, Tusquets, 1991

 

Potete scaricare QUI LA LOCANDINA.

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Incontro con Eva Valcárcel

Martedì 15 aprile 2014 Semper ospita Eva Valcárcel (Universidade da Coruña) con José Ángel Valente. Poesía y conocimiento /Poesia e conoscenza.

Vi aspettiamo alle 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia
Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento
AULA 001

José Ángel Valente (Ourense, Spagna 1929 – Ginevra 2000), uno dei principali poeti della seconda metà del Novecento spagnolo, ha ampiamente esposto, in qualità di pensatore e saggista, la sua teoria sull’origine della scrittura poetica, nella quale ci mostra come il testo poetico nasca nel territorio del sacro e realizzi una conoscenza in divenire, in cui la poesia e il pensiero sono visti come fratelli gemelli uniti da una medesima ansia cognitiva. L’espressione poetica è l’espressione della conoscenza. La creazione poetica di Valente rivela appunto questo legame fra pensiero e poesia, e, nella loro essenza, filosofia e poesia sono la stessa cosa. Lo stupore “germinale” della filosofia e della poesia converge nella loro tensione a decifrare l’indecifrabile, sebbene i loro procedimenti siano assai dissimili.

Lo stupore poetico si manifesta senza ricerca (come il “chiaro del bosco” zambraniano), quantunque il poeta debba creare le condizioni propizie alla rivelazione o al “volo”, che esige l’iniziale allontanamento dalla realtà e la rinuncia alla contingenza dell’io del poeta.

José Ángel Valente ha indagato anche lo specifico ambito in cui l’esperienza del poeta e quella del mistico si avvicinano e convergono. I suoi saggi Las palabras de la tribu (1971), La piedra y el centro (1983) y Variaciones sobre el pájaro y la red (1991) offrono un significativo risultato della sua indagine sulla natura della poesia, sulla sua originaria relazione con il pensiero filosofico e sulla sua vicinanza con l’esperienza mistica.

Nel nostro incontro, accompagneremo la lettura e la riflessione critica dei testi poetici di Valente con quella di brani saggistici dello stesso autore, con l’intento di una più profonda comprensione, mediante la convergenza dei due fondamentali esercizi di scrittura, della proposta estetica del grande poeta spagnolo.

(Eva Valcárcel – trad. di P. Taravacci)

Varcarcel

Eva Valcárcel è docente di Letteratura spagnola presso il Dipartimento di “Filología Española y Latina” della Universidade da Coruña (Spagna). I suoi principali ambiti di interesse riguardano la poesia spagnola contemporanea, la relazione tra poesia e filosofia e tra la letteratura e le arti figurative, nonché la letteratura ispanoamericana. Tra le sue principali pubblicazioni si ricordano El fulgor o la palabra encarnada. Imágenes y símbolos en la poesía última de J.A. Valente (1989); La vanguardia en la revistas literarias (1999); La literatura hispanoamericana con los cinco sentidos (2005); Ensayos sobre narrativa hispanoamericana (1977-1997) (2006).

L’evento sarà coordinato dal prof. Pietro Taravacci dell’Università degli Studi di Trento.

Qui la LOCANDINA.