16 marzo: due incontri del Seminario

Giovedì 16 marzo SEMPER – Seminario Permanente di Poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon propone due eventi “complementari”: l’incontro con la poetessa andalusa Aurora Luque (h. 15:30) e il laboratorio di traduzione di poesia spagnola (h. 17:30) tenuto dai professori Matteo Lefèvre e Valerio Nardoni e coordinato da Pietro Taravacci.

Entrambi gli incontri si svolgeranno nell’Aula 001 del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.

Continua a leggere

Annunci

SEMPER 2016 – Pubblicato il programma generale del primo semestre

È con piacere che vi comunichiamo il programma ufficiale del Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon per il periodo febbraio-giugno 2016. A seguire pubblicheremo anche il programma per settembre-dicembre, ma possiamo già anticiparvi che il tradizionale convegno di novembre del Seminario verterà su un tema originale: la lettera in versi.

Tutte le informazioni dopo il break

Il primo semestre del 2016 vede un calendario fitto, con nove incontri per un totale di quattordici ospiti. Tra questi numerosi poeti di lingua italiana (Franco Buffoni, Milo De Angelis, Alessandro Niero, Fabio Pusterla) e due poeti occitani contemporanei, Franc Bardou e Claudio Salvagno che, dai due lati delle Alpi, riprendono un’antica tradizione poetica. Un’altra area linguistica poco conosciuta fuori dagli ambienti specialistici, ma che riserva autentiche sorprese, è quella della poesia neogreca, sulla quale ci intratterranno due studiosi e traduttori affermati come Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani. Infine il traduttore e critico Bruno Berni ci porterà in Danimarca parlando della celebre poetessa Inger Christensen. Marina Camboni parlerà di Adrienne Rich ed Emily Carr, coprendo l’area angloamericana, e il semestre si chiuderà con una puntata nel barocco spagnolo con la presentazione del volume, curato e tradotto da Pietro Taravacci e Giulia Poggi, Il Polifemo / La Tisbe di Luis de Góngora, alla quale interverranno Jesús Ponce Cárdena e Roberto Gigliucci.

Di seguito le date degli incontri:

24 febbraio Incontro con Alessandro Niero

4 marzo Incontro con Fabio Pusterla

5 aprile Incontro con Franco Buffoni

13 aprile Incontro con Milo De Angelis

19 aprile La poesia occitana di oggi: incontro con Franc Bardou e Claudio Salvagno

3 maggio Bruno Berni, Creare con le parole: la poesia di Inger Christensen

9 maggio Marina Camboni, Adrienne Rich ed Emily Carr: figurazioni d’identità e d’America

15 giugno Presentazione del volume di L. de Góngora Il Polifemo / La Tisbe, con Jesús Ponce Cárdenas, Roberto Gigliucci, Giulia Poggi, Pietro Taravacci

Ricordiamo che l’8-9 novembre si terrà l’annuale convegno internazionale del Seminario permanente di poesia, che quest’anno verterà sul tema della lettera poetica.

Convegno Brevitas, Trento 2015. Call for proposals.

SEMPER – Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon organizza il suo terzo convegno internazionale, intitolato Brevitas. Percorsi estetici tra forma breve e frammento nelle letterature occidentali. Il convegno si terrà a Trento dal 4 al 6 novembre 2015. Per chi fosse interessato a partecipare,c’è tempo fino al 20 luglio 2015 per inviare proposte di comunicazione per interventi della durata di 20 minuti. Di seguito il testo della call for contributions che enuclea le linee di indagine proposte dal consiglio direttivo di Semper e fornisce le indicazioni per l’invio delle proposte.

Continua a leggere

Pietro Taravacci interpreta Claudio Rodríguez

Siamo lieti di comunicare il prossimo appuntamento, dedicato alla poesia di Claudio Rodríguez analizzata attraverso la lettura critica e la traduzione di Pietro Taravacci, ideatore di SEMPER e professore dell’Università degli Studi di Trento.

Vi aspettiamo mercoledì 4 giugno 2014 alle ore 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, via Tommaso Gar, 14, Trento (Aula 001).

Taravaccijpg

Senza dubbio Claudio Rodríguez (Zamora 1934 – Madrid 1999) è uno dei più grandi poeti spagnoli della seconda metà del Novecento. Le storie letterarie lo ascrivono alla Generación del 50, uno straordinario gruppo di poeti per lo più legati, in superficie, da una stessa necessità di reagire ai limiti culturali determinati dalla dittatura franchista, e, più sostanzialmente, da una profonda ansia di conoscenza e di verità ultima attraverso l’esperienza poetica.

Il nostro Seminario Permanente di Poesia, in questo primo scorcio di attività del 2014 ha già ospitato due riflessioni critiche su altrettanti poeti di quella “generazione”: José Manuel Caballero Bonald (di cui María José Flores ha esaminato la più recente opera, Entreguerras) e José Ángel Valente, già noto ai lettori trentini di poesia spagnola (di cui Eva Valcárcel ha messo in rilievo le riflessioni e le strategie compositive di una poesia che, appunto, è concepita come conoscenza e rivelazione, puntando a una serrata analisi della parola poetica).

L’incontro di SEMPER del 4 giugno intende completare il breve ciclo dedicato a poeti che per un verso condividono concezioni poetiche ed esperienze estetiche e letterarie affini, ma per l’altro segnano il panorama della poesia spagnola contemporanea con la loro voce unica e il loro personale, e ogni volta peculiarissimo, itinerario poetico.

La nostra indagine partirà proprio dalla verifica di una originalità assoluta che gli stessi amici e i contemporanei di Rodríguez riconoscono alla sua poesia, a partire dal suo precocissimo e già straordinariamente maturo esordio, Don de la ebriedad (Dono dell’ebbrezza) pubblicato nel 1953, quando l’autore aveva soli 19 anni. Una peculiarità che è la cifra sostanziale della grandezza del poeta castigliano, ma soprattutto sua chiave di lettura e di rappresentazione del mondo.

L’esperienza interpretativa che il seminario propone vuole ripercorrere il sorprendente e coerente itinerario creativo di Claudio Rodríguez, dalle prime testimonianze di un’estasi illuminativa e insieme accecante di fronte alla totalità della natura, fino a Casi una leyenda (Quasi una leggenda) del 1991, dove il soggetto lirico svolge una profonda riflessione sulla morte e insieme sul destino ultimo, rigenerativo, della poesia, confermando, alla fine di una lunga macerazione spirituale, la sua prima vocazione vitale e “celebrativa”.

Il seminario propone dunque una lettura critica di alcune delle poesie più significative tratte dalle cinque raccolte del poeta spagnolo, rilevandone le peculiarità stilistiche e compositive, le qualità timbriche e ritmiche, dalla prospettiva delle traduzioni italiane appositamente realizzate. Questa modalità di lettura, sebbene comporti anche l’immediato risultato di avvicinare i testi a un pubblico con limitate competenze di lingua spagnola, aspira soprattutto, e più sostanzialmente, a entrare nel laboratorio del poeta mediante il laboratorio del traduttore, in una prospettiva che vede (per dirla con un amico e frequentatore di SEMPER, quale è José María Micó) «la traduzione come suprema filologia».

Pietro Taravacci

Opere poetiche di Claudio Rodríguez

 Don de la ebriedad, Madrid, Adonáis, 1953

Conjuros, Torrelavega, Ed. Cantalpiedra, 1958

Alianza y condena, Madrid, Revista de Occidente, 1965

El vuelo de la celebración, Madrid, Visor, 1976

Desde mis poemas, Madrid, Cátedra, 1983

Casi una leyenda, Barcelona, Tusquets, 1991

 

Potete scaricare QUI LA LOCANDINA.

Incontro con Eva Valcárcel

Martedì 15 aprile 2014 Semper ospita Eva Valcárcel (Universidade da Coruña) con José Ángel Valente. Poesía y conocimiento /Poesia e conoscenza.

Vi aspettiamo alle 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia
Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento
AULA 001

José Ángel Valente (Ourense, Spagna 1929 – Ginevra 2000), uno dei principali poeti della seconda metà del Novecento spagnolo, ha ampiamente esposto, in qualità di pensatore e saggista, la sua teoria sull’origine della scrittura poetica, nella quale ci mostra come il testo poetico nasca nel territorio del sacro e realizzi una conoscenza in divenire, in cui la poesia e il pensiero sono visti come fratelli gemelli uniti da una medesima ansia cognitiva. L’espressione poetica è l’espressione della conoscenza. La creazione poetica di Valente rivela appunto questo legame fra pensiero e poesia, e, nella loro essenza, filosofia e poesia sono la stessa cosa. Lo stupore “germinale” della filosofia e della poesia converge nella loro tensione a decifrare l’indecifrabile, sebbene i loro procedimenti siano assai dissimili.

Lo stupore poetico si manifesta senza ricerca (come il “chiaro del bosco” zambraniano), quantunque il poeta debba creare le condizioni propizie alla rivelazione o al “volo”, che esige l’iniziale allontanamento dalla realtà e la rinuncia alla contingenza dell’io del poeta.

José Ángel Valente ha indagato anche lo specifico ambito in cui l’esperienza del poeta e quella del mistico si avvicinano e convergono. I suoi saggi Las palabras de la tribu (1971), La piedra y el centro (1983) y Variaciones sobre el pájaro y la red (1991) offrono un significativo risultato della sua indagine sulla natura della poesia, sulla sua originaria relazione con il pensiero filosofico e sulla sua vicinanza con l’esperienza mistica.

Nel nostro incontro, accompagneremo la lettura e la riflessione critica dei testi poetici di Valente con quella di brani saggistici dello stesso autore, con l’intento di una più profonda comprensione, mediante la convergenza dei due fondamentali esercizi di scrittura, della proposta estetica del grande poeta spagnolo.

(Eva Valcárcel – trad. di P. Taravacci)

Varcarcel

Eva Valcárcel è docente di Letteratura spagnola presso il Dipartimento di “Filología Española y Latina” della Universidade da Coruña (Spagna). I suoi principali ambiti di interesse riguardano la poesia spagnola contemporanea, la relazione tra poesia e filosofia e tra la letteratura e le arti figurative, nonché la letteratura ispanoamericana. Tra le sue principali pubblicazioni si ricordano El fulgor o la palabra encarnada. Imágenes y símbolos en la poesía última de J.A. Valente (1989); La vanguardia en la revistas literarias (1999); La literatura hispanoamericana con los cinco sentidos (2005); Ensayos sobre narrativa hispanoamericana (1977-1997) (2006).

L’evento sarà coordinato dal prof. Pietro Taravacci dell’Università degli Studi di Trento.

Qui la LOCANDINA.

Incontro con María José Flores

María José Flores Requejo (Università dell’Aquila), ospite del prossimo appuntamento, terrà una lezione dal titolo “Los ríos de la palabra y la memoria: Entreguerras De la naturaleza de las cosas de J.M. Caballero Bonald”.

Vi aspettiamo il 19 marzo 2014 Aula 111
presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia
Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento

Caballero2014-1

José Manuel Caballero Bonald

Autore di un’ampia opera letteraria, di rilevante qualità e varietà, prodotta nell’arco di sessant’anni, il recente Premio Cervantes, José Manuel Caballero Bonald, poeta, romanziere, saggista, flamencólogo e navigante, è una delle voci più alte e accreditate e uno dei più lucidi protagonisti della letteratura della Spagna della seconda metà del Novecento. Ed è uno degli scrittori contemporanei più moderni e insieme più classici, perché in lui il barocco convive con il surrealismo e con certo romanticismo in una forma oltremodo originale e attraente. Scrittore innamorato della parola e per il quale la letteratura è un “atto espressivo”, una forma di conoscenza e di rivelazione della realtà, delle zone più oscure dell’esperienza, ma anche uno strumento sovversivo e di denuncia.

Caballero Bonald è nato l’11 novembre del 1926 a Jerez de la Frontera (Cadice) –spazio naturale e umano assai presente nella sua opera–, e per l’esattezza nella “calle de los Caballeror”, dove oggi è ospitata la prestigiosa fondazione che porta il suo nome. Sua madre, Julia de Bonald, apparteneva alla famiglia del visconte de Bonald, filosofo tradizionalista francese, radicatosi in Andalusia a metà del XIX secolo, e suo padre, Plácido Caballero, era cubano, di madre creola e padre nativo di Santander. Un mestizaje assai consono a uno scrittore sempre attratto dai territori di frontiera (tanto in senso umano che letterario), dalla scissione, dall’alterità, dall’ambiguità e dal labirinto. Uno scrittore ribelle e demistificatore che ha fatto della memoria e dell’affabulazione il centro della sua letteratura. Complesso, incline al paradosso e alla provocazione, strenuo difensore delle incertezze, specialmente nel terreno letterario, scrittore per il quale l’eccessiva chiarezza è sempre sospetta, scrittore che alimenta il prospettivismo e il relativismo –intellettuale, ma non etico–, e che  difende il dubbio, l’indefinito e la ricerca, quali imprescindibili attitudini intellettuali, artistiche e umane. Un autore, insomma, che sembra aver accettato l’impossibilità di conoscere e di nominare, constatando l’amarezza del tempo, le contraddizioni e l’assurdità dell’esistenza; realtà alle quali risponde moralmente e intellettualmente con gli strumenti della lucidità e della pietà, e anche, malgrado tutto, con un profondo e straordinario vitalismo, non foss’altro perché «la vita pretende sempre che si cominci a viverla».

Artefice di uno straordinario linguaggio, Caballero Bonald ha saputo creare un emozionante e oltremodo suggestivo mondo letterario, in cui tutto –romanzo, poesia e memorie– obbedisce a una mdesima intenzione affabulatrice e risponde a una stessa e continua aspirazione estetica, a quella altissima volontà artistica alla quale è rimasto sempre fedele e che ha segnato tutta la sua produzione, della quale ricordiamo qui i principali titoli.

La sua esperienza letteraria si avvia nell’ambito della poesia, con la pubblicazione, nel 1952, di Las adivinaciones, libro di poesia al quale seguiranno Memorias de poco tiempo (1954), Anteo (1956), Las horas muertas (1959), Descrédito del héroe (1977), Laberinto de fortuna (1984), 1997, Diario de Argónida (1997), Manual de infractores (2005), La noche no tiene paredes (2009) y Entreguerras (2011). A questa produzione lirica bisogna aggiungere cinque importanti romanzi: Dos días de setiembre (1962), lo straordinario romanzo Ágata ojo de gato (1974), Toda la noche oyeron pasar pájaros (1981), En la casa del padre (1988) y Campo de Agramante (1992). Molto suggestive e di grande qualità letteraria sono anche le sue memorie, raccolte nel volume La novela de la memoria (2010).

María José Flores Requejo
(trad. Pietro Taravacci)

Segnaliamo questa intervista di Valerio Nardoni e la locandina dell’evento.