SEMPER 2016 – Pubblicato il programma generale del primo semestre

È con piacere che vi comunichiamo il programma ufficiale del Seminario permanente di poesia diretto da Pietro Taravacci e Francesco Zambon per il periodo febbraio-giugno 2016. A seguire pubblicheremo anche il programma per settembre-dicembre, ma possiamo già anticiparvi che il tradizionale convegno di novembre del Seminario verterà su un tema originale: la lettera in versi.

Tutte le informazioni dopo il break

Il primo semestre del 2016 vede un calendario fitto, con nove incontri per un totale di quattordici ospiti. Tra questi numerosi poeti di lingua italiana (Franco Buffoni, Milo De Angelis, Alessandro Niero, Fabio Pusterla) e due poeti occitani contemporanei, Franc Bardou e Claudio Salvagno che, dai due lati delle Alpi, riprendono un’antica tradizione poetica. Un’altra area linguistica poco conosciuta fuori dagli ambienti specialistici, ma che riserva autentiche sorprese, è quella della poesia neogreca, sulla quale ci intratterranno due studiosi e traduttori affermati come Nicola Crocetti e Filippomaria Pontani. Infine il traduttore e critico Bruno Berni ci porterà in Danimarca parlando della celebre poetessa Inger Christensen. Marina Camboni parlerà di Adrienne Rich ed Emily Carr, coprendo l’area angloamericana, e il semestre si chiuderà con una puntata nel barocco spagnolo con la presentazione del volume, curato e tradotto da Pietro Taravacci e Giulia Poggi, Il Polifemo / La Tisbe di Luis de Góngora, alla quale interverranno Jesús Ponce Cárdena e Roberto Gigliucci.

Di seguito le date degli incontri:

24 febbraio Incontro con Alessandro Niero

4 marzo Incontro con Fabio Pusterla

5 aprile Incontro con Franco Buffoni

13 aprile Incontro con Milo De Angelis

19 aprile La poesia occitana di oggi: incontro con Franc Bardou e Claudio Salvagno

3 maggio Bruno Berni, Creare con le parole: la poesia di Inger Christensen

9 maggio Marina Camboni, Adrienne Rich ed Emily Carr: figurazioni d’identità e d’America

15 giugno Presentazione del volume di L. de Góngora Il Polifemo / La Tisbe, con Jesús Ponce Cárdenas, Roberto Gigliucci, Giulia Poggi, Pietro Taravacci

Ricordiamo che l’8-9 novembre si terrà l’annuale convegno internazionale del Seminario permanente di poesia, che quest’anno verterà sul tema della lettera poetica.

Incontro con Mario Benedetti

Mercoledì 26 marzo 2014 Semper ospita Mario Benedetti, uno dei più importanti poeti italiani contemporanei. Interviene Claudia Crocco.

Vi aspettiamo alle 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia

Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento

AULA 113

Qui la locandina.

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Mario Benedetti nasce ad Udine nel 1955. Nel corso degli anni Ottanta studia a Padova; qui fonda la rivista “Scarto minimo” insieme a Stefano Dal Bianco e a Fernando Marchiori. Benedetti è il primo del gruppo a pubblicare una raccolta di poesie: esordisce nel 1982 con Moriremo guardati (Forum/Quinta generazione, 1982). Durante il ventennio successivo escono molte plaquette; nel 2004 seleziona e rielabora alcuni testi già usciti, insieme ad altri ancora inediti, e li raccoglie nel suo libro più importante, Umana gloria (Mondadori). Più recentemente ha pubblicato tre nuove raccolte: Pitture nere su carta (Mondadori 2009), Materiali di un’identità (Transeuropa 2010), Tersa morte (Mondadori 2013). Una selezione di testi dal suo ultimo libro si può leggere qui.

Umana gloria è fra i libri di poesia più interessanti degli ultimi anni. Apparentemente è strutturato in modo molto tradizionale: c’è una sola voce, quella dell’autore, che rievoca episodi del proprio passato in modo frammentario. In realtà luoghi e piani temporali si sovrappongono, memoria personale e memoria letteraria sono spesso intersecate e indistinguibili. Un tipico esempio è la poesia Log, Ambleteuse. Qui siamo in presenza di un dialogo indirizzato ad un tu femminile, in una situazione che potrebbe sembrare un idillio. Soffermandosi sulla rappresentazione di spazio e tempo, però, si nota un cortocircuito: le due città sono geograficamente distanti (Log è un piccolo centro della Slovenia; Ambleteuse è nella Francia settentrionale); le troviamo associate in quanto riconducibili ad episodi biografici dell’autore. Entrambe rimandano a luoghi di frontiera, e suggeriscono il riferimento a due poeti morti suicidi (Sergej Aleksandrovič Esenin e Gérard de Nerval), riconducibili alle due culture (quella francese e quella slava). Emergono così caratteristiche che ritorneranno ossessivamente nella poesia di Benedetti: la fragilità dei ricordi e dell’esistenza, il senso di assedio della morte (che sarà centrale nell’ultimo libro). L’interesse per questi aspetti dell’essere umano rimanda ad altri poeti del Novecento: per Benedetti contano soprattutto Paul Celan, Rainer Maria Rilke, Yves Bonnefoy; ma anche autori italiani come Cesare Pavese, Milo De Angelis, Carlo Michelstaedter; pensatori e filosofi come Martin Heidegger e Georges Bataille. Il rapporto con alcune delle loro opere è al centro del suo penultimo libro, Materiali di un’identità.

 La realtà rappresentata nei testi di Umana gloria è organizzata secondo principi alogici, riconducibili a percezioni primarie o regressive, di tipo infantile (la paura, l’effimera felicità del sentirsi vivi, le emozioni di un cerchio familiare ristretto); queste strutturano e spiegano anche la sintassi, ricca di associazioni analogiche. Il senso più importante per comprovare il mondo fisico è la vista, come dimostra la frequenza molto alta di lessico riconducibile all’osservazione visiva. A ciò si lega la “paura di non poter vedere”, che tornerà anche nei successivi Pitture nere su carta e Tersa morte. Un’altra conseguenza è l’identificazione fra sé e il proprio sguardo (“Questo guardare le mani / rigirandole / o lo sguardo per andare / tra le tante voci”; “Parte dei miei occhi è sotto la tua giacca, / parte nelle farfalle in cui si sfa il mobiletto.”). Altra identificazione possibile è quella fra lo sguardo e le cose ( “Le radici entrano tra i sassi del muro sul canale, / gli occhi sono gli appartamenti in alto, le tavole dei quadri slavi.”).

Umana gloria esprima una visione del mondo del tutto depoliticizzata, e apparentemente affidata ad un universo ristretto e privato. Per questo motivo, talvolta, la sua poesia è apparsa non all’altezza delle scritture considerate di ricerca in questi anni. In realtà il modo in cui Benedetti descrive la finitudine di ogni esistenza umana, interpretando la grande tradizione lirica tragica europea, offre un’immagine dell’uomo e del mondo che non ci è meno contemporanea di altre. Piuttosto che riflusso nel privato, quella di Benedetti è poetica di una scrittura del limite. Lo sguardo di chi scrive è ciò che dà identità all’io, gli permette il ricordo. Fino alla fine degli anni Zero, questa può costituire una giustificazione alla propria scrittura. Ma è esattamente quanto Benedetti metterà in discussione con la sua ultima raccolta, Tersa morte.