Poesia e apocalisse. Una lezione del prof. John Paul Russo sulla poesia postmoderna americana

di Lisa Marchi

Lo scorso 12 marzo, presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, il prof. John Paul Russo ha tenuto la lezione “Poetry at the End of the World – La poesia alla fine del mondo” che ha ufficialmente aperto il Seminario Permanente di Poesia, nato all’interno della Scuola di Dottorato in Studi Umanistici su iniziativa dei proff. Pietro Taravacci e Francesco Zambon. La prof. Giovanna Covi, organizzatrice dell’evento in collaborazione con il prof. Taravacci, ha ringraziato i presenti e introdotto brevemente l’ospite. Un folto pubblico ha seguito con attenzione e profondo interesse la lezione del prof. Russo sulle diverse rappresentazioni dell’esperienza apocalittica nella poesia americana contemporanea.

Un rapido sguardo gettato sulla poesia afro-americana, dei Nativi d’America, della Beat Generation, degli eco-poeti come Mary Oliver, dei poeti dell’Olocausto, ha permesso di capire come l’Apocalisse abbia esercitato un notevole fascino sulla poesia americana dal dopoguerra ad oggi.

Il prof. Russo ha poi approfondito la rappresentazione dell’Apocalisse nella poesia americana postmoderna. Particolarmente intensa è stata la lettura e l’analisi critica della poesia “At Luca Signorelli’s Resurrection of the Body” (1983) di Jodie Graham, ispirata all’affresco “La resurrezione della carne” (1499-1503) di Luca Signorelli (Capella di San Brizio, Duomo di Orvieto). Russo ha evidenziato come la poeta si opponga all’immagine idealizzata della morte elaborata da Signorelli. Nell’affresco dell’artista rinascimentale infatti, i morti accorrono, si affrettano (il verbo “hurry” viene ripetuto nel poema per ben sei volte), conversano tra loro e si ritrovano nuovamente riuniti come se nulla fosse successo, come se si incontrassero con i loro corpi carnali sulla piazza del mercato:

they hurry to congregate
they hurry
into speech, until
it’s a marketplace

Dall’affresco variopinto e brulicante di vita di Signorelli, Graham ci fa piombare nella cruda realtà della morte intesa come fine di tutto, collasso dello spettacolo, non-ritorno. Nell’ultima strofa infatti, Jodi Graham si sofferma sull’immagine di Signorelli che disseziona il corpo del figlio morto, comunicando a chi legge un’idea di morte come amputazione, perdita irreversibile, evento ineluttabile:

It took him days
that deep
caress, cutting,
unfastening,
until his hand
could climb
the open flesh and
mend itself

Si è poi passati alla lettura di diversi componimenti tratti da varie raccolte poetiche di John Ashbery, poeta postmoderno di grande fama conosciuto soprattutto per la complessità e opacità delle sue opere. Russo, oltre ad accompagnare la lettura con un’analisi critica dettagliata e rigorosa, ha messo in luce il tentativo da parte di Ashbery di “addomesticare” l’Apocalisse e trasformarla in quotidianità. Come sottolinea Jean Braudillard infatti, in un mondo pervaso dal linguaggio della crisi e della catastrofe, in un’epoca in cui la fine del mondo viene invocata ormai quasi giornalmente, “il reale evento dell’Apocalisse è già successo.” Si è discusso, in particolare, di come Ashbery affronti il tema dell’Apocalisse svuotandolo di ogni riferimento sacro e riducendolo a parodia. In “Dinosaur Country” (1994), ad esempio, la fine del mondo viene semplicemente e ironicamente definita un “BIG day,” che tutti aspettano senza particolare entusiasmo o preoccupazione:

Everyone waits for the BIG day
that happened billions of years ago
or is definitely tomorrow―take your pick―

Illuminante in questo senso, il riferimento ai nuovi teli da bagno di colore viola disponibili per la sauna:

The new purple bath towels
are here!

Non solo il colore viola―colore tipico dell’Apocalisse che simboleggia la penitenza e richiama alla mente il giorno del Giudizio universale―ma l’idea stessa dell’espiazione dei peccati viene qui banalizzata, desacralizzata al punto che la sauna―nuova forma di purificazione postmoderna, laica e di gruppo―sembra aver soppiantato ormai ogni altra modalità di purificazione più propriamente religiosa.

Al termine della lezione, è seguita un’intensa discussione con numerose domande da parte del pubblico che hanno permesso al prof. Russo di sottolineare le tensioni dialettiche che attraversano la poesia di Ashbery (ad esempio, il rapporto tra verticalità e orizzontalità, temi biblici e quotidianità, sacralità e desacralizzazione) e di ribadire come nelle composizioni poetiche di Ashbery la rottura, la dissoluzione della forma, lo scardinamento dei paradigmi di riferimento non siano mai dettati da una svalutazione radicale e assoluta della realtà, ma siano piuttosto guidati da un profondo desiderio di rinnovamento, di ricostruzione e attraversati da sprazzi inaspettati di ironia e speranza.

A prova di ciò, il prof. Russo ha chiuso la sua lezione con la lettura della poesia “Always” di Mark Strand definita uno “scherzo serio” in cui linguaggio concreto e immaginazione surreale si mescolano in maniera imprevedibile, confermando come nella poesia postmoderna americana linguaggio gergale e biblico, stile euforico, ironico e nichilista si intreccino in maniera indissolubile, moltiplicando all’infinito quel gioco di specchi, echi, e riscritture che rendono tale poesia così unica e sempre attuale.