Incontro con María José Flores

María José Flores Requejo (Università dell’Aquila), ospite del prossimo appuntamento, terrà una lezione dal titolo “Los ríos de la palabra y la memoria: Entreguerras De la naturaleza de las cosas de J.M. Caballero Bonald”.

Vi aspettiamo il 19 marzo 2014 Aula 111
presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia
Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento

Caballero2014-1

José Manuel Caballero Bonald

Autore di un’ampia opera letteraria, di rilevante qualità e varietà, prodotta nell’arco di sessant’anni, il recente Premio Cervantes, José Manuel Caballero Bonald, poeta, romanziere, saggista, flamencólogo e navigante, è una delle voci più alte e accreditate e uno dei più lucidi protagonisti della letteratura della Spagna della seconda metà del Novecento. Ed è uno degli scrittori contemporanei più moderni e insieme più classici, perché in lui il barocco convive con il surrealismo e con certo romanticismo in una forma oltremodo originale e attraente. Scrittore innamorato della parola e per il quale la letteratura è un “atto espressivo”, una forma di conoscenza e di rivelazione della realtà, delle zone più oscure dell’esperienza, ma anche uno strumento sovversivo e di denuncia.

Caballero Bonald è nato l’11 novembre del 1926 a Jerez de la Frontera (Cadice) –spazio naturale e umano assai presente nella sua opera–, e per l’esattezza nella “calle de los Caballeror”, dove oggi è ospitata la prestigiosa fondazione che porta il suo nome. Sua madre, Julia de Bonald, apparteneva alla famiglia del visconte de Bonald, filosofo tradizionalista francese, radicatosi in Andalusia a metà del XIX secolo, e suo padre, Plácido Caballero, era cubano, di madre creola e padre nativo di Santander. Un mestizaje assai consono a uno scrittore sempre attratto dai territori di frontiera (tanto in senso umano che letterario), dalla scissione, dall’alterità, dall’ambiguità e dal labirinto. Uno scrittore ribelle e demistificatore che ha fatto della memoria e dell’affabulazione il centro della sua letteratura. Complesso, incline al paradosso e alla provocazione, strenuo difensore delle incertezze, specialmente nel terreno letterario, scrittore per il quale l’eccessiva chiarezza è sempre sospetta, scrittore che alimenta il prospettivismo e il relativismo –intellettuale, ma non etico–, e che  difende il dubbio, l’indefinito e la ricerca, quali imprescindibili attitudini intellettuali, artistiche e umane. Un autore, insomma, che sembra aver accettato l’impossibilità di conoscere e di nominare, constatando l’amarezza del tempo, le contraddizioni e l’assurdità dell’esistenza; realtà alle quali risponde moralmente e intellettualmente con gli strumenti della lucidità e della pietà, e anche, malgrado tutto, con un profondo e straordinario vitalismo, non foss’altro perché «la vita pretende sempre che si cominci a viverla».

Artefice di uno straordinario linguaggio, Caballero Bonald ha saputo creare un emozionante e oltremodo suggestivo mondo letterario, in cui tutto –romanzo, poesia e memorie– obbedisce a una mdesima intenzione affabulatrice e risponde a una stessa e continua aspirazione estetica, a quella altissima volontà artistica alla quale è rimasto sempre fedele e che ha segnato tutta la sua produzione, della quale ricordiamo qui i principali titoli.

La sua esperienza letteraria si avvia nell’ambito della poesia, con la pubblicazione, nel 1952, di Las adivinaciones, libro di poesia al quale seguiranno Memorias de poco tiempo (1954), Anteo (1956), Las horas muertas (1959), Descrédito del héroe (1977), Laberinto de fortuna (1984), 1997, Diario de Argónida (1997), Manual de infractores (2005), La noche no tiene paredes (2009) y Entreguerras (2011). A questa produzione lirica bisogna aggiungere cinque importanti romanzi: Dos días de setiembre (1962), lo straordinario romanzo Ágata ojo de gato (1974), Toda la noche oyeron pasar pájaros (1981), En la casa del padre (1988) y Campo de Agramante (1992). Molto suggestive e di grande qualità letteraria sono anche le sue memorie, raccolte nel volume La novela de la memoria (2010).

María José Flores Requejo
(trad. Pietro Taravacci)

Segnaliamo questa intervista di Valerio Nardoni e la locandina dell’evento.

Annunci

Calendario SEMPER febbraio-giugno 2014

La seconda edizione di SEMPER – Seminario Permanente di Poesia – prevede un calendario ricco di incontri. Lo scopo di SEMPER è portare avanti una riflessione sulla poesia quale atto creativo (la poesia come ars, lavoro artigianale sulle parole), oggetto ermeneutico (la poesia come linguaggio da interpretare e analizzare), momento di meditazione (la poesia come mezzo per esprimere una visione del mondo. Con questo spirito, nel Seminario si alterneranno critici di fama internazionale e poeti. Tra i poeti, gli italiani Luciano Cecchinel, Guido Mazzoni e Mario Benedetti ci parleranno della loro opera, mentre due poeti arabo-canadesi, Iman Mersal e Georges Abou-Hsab, affronteranno il tema della creazione lirica dal loro punto di vista di poeti migranti. Tra i critici María José Flores tratterà il poeta spagnolo J.M. Caballero Bonald; Mario Corona offrirà un’analisi della poesia di Walt Withman; Eva Varcarcel approfondirà il concetto di poesia come strumento di conoscenza in J.A. Valente; Pietro Taravacci presenterà l’opera dello spagnolo C. Rodríguez; Andrea Comboni chiuderà gli appuntamenti del primo semestre parlando dei poeti dialettali del Rinascimento. Si segnala inoltre un incontro di studio dedicato al “grande fabbro” della poesia novecentesca Ezra Pound, il cui interesse per il Medioevo, in rapporto alla sperimentazione modernista, sarà al centro della discussione condotta da Roberta Capelli e Massimo Bacigalupo, con gli approfondimenti di Corrado Bologna, Lorenzo Fabiani, Carlo Pulsoni e la partecipazione della figlia del poeta, Mary De Rachewiltz.

Ecco la locandina con il nuovo calendario:

Valcarceljpg

Potete scaricare QUI la locandina.

Incontro con Guido Mazzoni

Mercoledì 5 marzo 2014 Semper ospita Guido Mazzoni, che appartiene alla generazione dei poeti italiani nati negli anni Sessanta. Interviene Massimo Rizzante.

Vi aspettiamo alle 16:00 presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia

Via Tommaso Gar, 14 38122 Trento

AULA 004

Qui la locandina.

Mazzonijpg

Le prime poesie di Guido Mazzoni (1967) vengono pubblicate su “Paragone” nel 1991. La sua prima raccolta è La scomparsa del respiro dopo la caduta. (1988-1991), ospitata nel Terzo quaderno italiano di poesia contemporanea (Guerini e Associati, 1992), a cura di Franco Buffoni. Negli anni successivi nuovi testi di Mazzoni escono su “Nuovi Argomenti”, “Versodove” e “Trame”; alcune traduzioni su “Testo a fronte”. Il 2010 è l’anno di I mondi (Donzelli): vi confluiscono nuove versioni di vecchi testi, poesie inedite, alcune prose. A novembre 2013 sette testi di un libro in fieri (il titolo provvisorio è Totalità e frammenti) vengono pubblicati sul sito Leparoleelecose. Saranno seguiti da nuovi inediti sul sito Formavera e sul Sole24Ore (febbraio 2014).

Intanto Mazzoni pubblica saggi di teoria e sociologia della letteratura. Per quanto riguarda gli studi sulla poesia, vanno ricordati almeno Forma e solitudine (Marcos y Marcos 2002) e Sulla poesia moderna (Il Mulino 2005). La scrittura saggistica e quella poetica si intrecciano. Questo non vuol dire che le poesie traspongano in versi il discorso teorico in modo meccanico, né che siano una dimostrazione di bravura tecnica (metrica e retorica). Al contrario, i primi testi di Mazzoni sono scritti “sotto il velo della regressione e dello straniamento”, perché condividono “la stessa fobia della lirica, di origine neoavanguardistica, che alcuni poeti miei coetanei hanno conservato nel corso dei decenni” (sono parole tratte da un suo commento a Totalità e frammenti). I Mondi è un’opera apparentemente più tradizionale: viene usata quasi sempre la prima persona; chi scrive parla di esperienze autobiografiche; non mancano le citazioni o i rifacimenti ad autori come Fortini, Montale, Sereni. Tuttavia Mazzoni non si serve dei versi (e della poesia in prosa) per descrivere una biografia emotiva, ma piuttosto per dare forma ad esperienze di tipo intellettuale. I mondi sono quelli delle “monadi che ci proteggono” (AZ 626). Chi scrive è fra loro, vive sulla superficie (“Tu però vivi sulla superficie, tu sei la superficie”), parla di uno squilibrio permanente tra le cose. Quando rappresenta se stesso in modo straniato, come guardandosi dall’esterno, mentre segue discorsi senza importanza ad una cena(Superficie, Generazioni), si sofferma sui tetti di una metropoli (I mondi), fissa i parcheggi di una periferia (Parcheggio) prende un treno e prosegue oltre l’ultima fermata dopo una notte con una donna (Étoile); oppure quando descrive il confronto implicito fra due madri al parco (Essere con gli altri) o l’avventura erotica di una studentessa Erasmus (Croydon), Mazzoni non fa leva sul potere evocativo delle parole, né sulla loro carica emozionale. Piuttosto, indica e suscita una riflessione. Questo avverrà ancora di più nelle poesie successive ai Mondi. Nei pochi testi diffusi fino ad ora la prima persona si alterna alla terza, il soggetto corrispondente all’autore si confonde fra gli altri; si alternano versi, prose e traduzioni. Quel che rimane costante è il tentativo di rappresentare un’esperienza di confine, dove sembra di vedere “le schegge di una vita qualsiasi che esplodono” (La forma del ricordo).

Giulio Ferroni e José Maria Micó sul Furioso 6/11/13

Mercoledì 6 novembre Semper ospita due grandi studiosi, Giulio Ferroni e José Maria Micó, che terranno una conferenza dal titolo

Prove di fedeltà e racconto nel racconto nell’Orlando Furioso

Ferroni_2013_b

Ariosto collega strettamente il motivo tradizionale della prova di fedeltà, che risale già al mito di Cefalo e Procri (e alla versione che ne ha dato Ovidio nelle Metamorfosi), all’affermazione della inconoscibilità e incontrollabilità del desiderio e del rifiuto di ogni comportamento assoluto e totalizzante, di ogni pretesa maschile di tenere sotto controllo l’universo femminile. Questa funzione è affidata in primo luogo al personaggio di Rinaldo e ad alcune novelle interne al Furioso.

Seguendo le strategie ariostesche nell’uso della forma del racconto nel racconto, Giulio Ferroni, dell’Università di Roma “La Sapienza” illustrerà le tre novelle di Giocondo e Fiammetta, del cavaliere del nappo e di Argia e Adonio presenti nel capolavoro ariostesco. Il professor Ferroni accennerà anche alla loro fortuna (in cui assume particolare rilievo la novella del Curioso impertinente all’interno del Don Quijote), fino al grande exploit teatrale e musicale della mozartiana Così fan tutte. Anche il prof. José Maria Micó interverrà sul tema approfondendo il legame tra due giganti della letteratura europea, Ariosto e Cervantes.

L’incontro si terrà presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia, in via Tomaso Gar 14, alle ore 17:00 in aula 007

È possibile scaricare qui la locandina.